Lungimiranti assenti: la statua di Pitagora sorgerà nel “nulla”

Fermi tutti. Non regalateci l’ennesimo obbrobrio figlio della fretta e dei contentini. Quello di omaggiare il grande Pitagora con una statua è un fatto serio per la città di Crotone che non può, in alcun modo, essere preso sotto gamba e dato in pasto alle operette, insensate, di fine mandato per altro di una giunta incapace come è quella valloniana. Sono così poco amanti del bello, del decoro urbano e della logica, i signori che siedono sugli scranni del consiglio comunale, da voler dedicare una statua a Pitagora non nell’omonima e spoglia piazza, bensì in viale Regina Margherita, a una trentina di metri circa da quello che dovrebbe essere il luogo più consono per onorare la storia del filosofo.

A sinistra Piazza Pitagora a destra l'angolo dove sarà posta la statua di Pitagora
A sinistra Piazza Pitagora, a destra l’angolo dove sarà posta la statua di Pitagora

Non solo hanno impiegato un decennio per arrivare a tale decisione – un ritardo più che trenitaliano, che si somma a quello delle precedenti amministrazioni – ma sono riusciti perfino a vanificare il risultato: ricordare Pitagora in una fetta di città che non porta il suo nome – per altro più nascosta rispetto al centro pedonale -, lasciando la storica e centralissima piazza, a lui intitolata, vuota e triste, con un verde non curato che riassume alla perfezione un non – operato lungo dieci anni, non ha alcun senso se non quello dell’inutile e del brutto. Del resto è sufficiente guardare la cattiva gestione della Villa Comunale per rendersi conto di quanto questa giunta sia l’antitesi della capacità amministrativa; un luogo, quello che una volta pullulava di eventi e vita, lasciato ai senzatetto, ai tossici e alla crescita incontrollata della natura che con le imponenti radici dei suoi alberi ha reso impraticabile il percorso, sia dentro che fuori lo storico luogo cittadino.

Che l’angolo – triste e buio – scelto come sede dell’opera, probabilmente bronzea, da dedicare al matematico faccia comunque parte del centro città è chiaro a tutti; un po’ meno chiaro risulta essere il perché della scelta. Un’ipotesi – quella che ritengo più plausibile – potrebbe essere che nel centro di piazza Pitagora debba finirci, come da qualche Natale a questa parte, l’albero luminoso che tanto ha fatto discutere la città (“Le grandi discussioni a Crotone”, Mondadori). Che sia bello o brutto l’alberello natalizio poco importa, il punto è: può un abbellimento temporaneo averla vinta sulla storia della città? E ancora: davvero questa amministrazione di cartone non è riuscita a trovare altra destinazione per questo decoro natalizio? L’ipotesi più probabile, secondo me, è che non ci abbiano nemmeno pensato un secondo, andando dritti, come muli, per la loro strada, preferendo gettare alle ortiche l’ennesima occasione di rendere il centro di Crotone degno di questo nome.

Anche se il problema vero sta a monte: e cioè nell’impossibilità di eleggere uomini lungimiranti e credibili che credano seriamente nello sviluppo urbano, in grado di stravolgere l’assetto urbanistico di una città senza identità alcuna. L’assenza di un’urbanistica sviluppata è una delle principali cause di una cittadinanza apatica, costretta a vivere un centro poco o per nulla pedonale e attivo che dia l’idea di città in movimento nella quale fare e potersi sentire parte integrata e integrante. Mi spiego meglio. Il “corso” della nostra città – quel coso nero che c’è tra Piazza della Resistenza e “Marafioti” – è un pastrocchio; fatto male, cortissimo, non dà l’idea di un’area pedonale né di una città viva. Per arrivare al Duomo, passando per i portici – bellissimi, che darebbero un senso storico maggiore se resi protagonisti di un’area decisamente più grande -, si è costretti ad attraversare la strada, la spelacchiata rotonda di Piazza Pitagora per poi ritrovarsi in una sorta di sagrato (piazza Duomo, per l’appunto) pieno di auto, fumi di ogni tipo e vagabondi abbandonati a loro stessi. Quanto sarebbe bello e possibile immaginare un corso pedonale che vada dalla Farmacia Bianchi fino alla Cattedrale? Con un attento e studiato piano tutto ciò sarebbe fattibile nei giusti tempi. Per gente normale, con un minimo di buon senso e capacità di sviluppo. Utopia invece per quei quattro latifondisti elettorali, provincialotti, che amministrano la città e si alternano alla guida di questa. Del resto per un progetto serio c’è bisogno di persone serie e serietà. Come ci si può aspettare un rilancio vero e ambizioso se le nomine dell’assessorato il PD crotonese se le gioca a tavolino?

Prima, per accontentare De Masi – ex Italia dei Valori, attuale leader del Movimento 139 – è stato nominato, come assessore ai Lavori Pubblici, Emilio Candigliota, consulente e parente della “Candigliota Costruzioni Srl” dalla quale, per altro, il Comune di Crotone aspetta ancora di incassare gli oneri di urbanizzazione (e cioè la sistemazione del terrapieno che sta creando problemi a una scuola) per una discussa lottizzazione ad essa affidata; poi, dopo la rottura tra Vallone e De Masi, Candigliota, in barba alle sue – presunte – capacità è stato silurato e il suo posto assegnato a Giancarlo Devona, noto scienziato dell’urbanistica.

Statua Bernardino Telesio, Cosenza
Statua Bernardino Telesio, Cosenza

La realtà dei fatti, per tornare al tema centrale di questo post, è che in città più sviluppate come è quella di Cosenza, un omaggio al concittadino più illustre della storia – nel loro caso si tratta di Bernardino Telesio – non solo non manca ma viene concepito per tempo e nella giusta maniera. Imponente è infatti l’opera realizzata, nel 1914, dal maestro Achille D’Orsi, situata in Piazza XV Marzo (nella parte più alta di un centro storico straordinario), che raffigura il filosofo della città bruzia seduto, con un libro adagiato sulle gambe, mentre medita, il tutto su un possente piedistallo di granito silano. Da noi, invece, il concetto di “valorizzazione” è qualcosa di inconcepibile, che non riesce ad essere concretizzato da questa classetta dirigente. Del resto è gente, questa, che non riesce nemmeno a spendere soldi che non ha dovuto sudare dal punto di vista amministrativo (fondi europei) e si fa ridicolizzare da una pioggia settembrina.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagrocio 

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