Quello del campo di Sant’Anna è un business che piace a tutti

Forse non è noto: i soldi elargiti per il sostentamento dei migranti vengono stabili tra la prefettura (rappresentante dello Stato sul territorio) e le organizzazioni umanitarie che operano all’interno dei centri attraverso la stipula di un vero e proprio contratto. Sono queste organizzazioni a gestire l’erogazione del denaro destinato al sostentamento degli ospiti, e sono sempre loro a gestire gli spostamenti degli stessi e tutto ciò che li riguarda. L’organizzazione in questione è la Misericordia, da tantissimi anni attiva sul territorio crotonese. Secondo una personalità delle istituzioni, che per anni e fino a pochissimo tempo fa ha prestato servizio nel centro profughi di Isola, dei soldi contrattati con la prefettura e che quindi lo Stato dà direttamente in mano alla Misericordia, questa ne spenderebbe meno della metà per ogni richiedente asilo. In pratica, dei 21,50 euro previsti, solo 7 euro circa verrebbero usati per provvedere al cibo e all’acquisto delle ricaricabili e delle sigarette (quest’ultime da contratto andrebbero distribuite  4 volte al mese e invece verrebbero ripartite una sola volta). Il CARA crotonese, uno dei più grandi d’Europa (secondo solo al famoso CARA di Mineo), conta circa 1.500 ospiti nonostante il limite sarebbe di 800. Facendo un calcolo approssimativo, l’organizzazione gestirebbe, per conto e merito dello Stato, una cifra vicina al milione di euro mensile. In un anno, dunque, la suddetta organizzazione, amministrerebbe circa 12 milioni di euro. Una cifra enorme affidata ad una organizzazione di gestione servizi e impegnata nel sociale, che conta quasi mille volontari e solo nell’anno di grazia 2014 ha  versato cinque milioni di euro in retribuzioni e ha pagato un milione e centomila euro tra imposte e contributi.

Sempre secondo la fonte succitata, l’unico scopo sarebbe quello di risparmiare sulle spese e quindi, come detto prima, usare solo una parte, appunto 7 euro, per cavarsela e far avanzare del denaro che, ovviamente, non verrebbe destinato al centro. La carne utilizzata, che la Misericordia sceglie e distribuisce, oltre che di pessima qualità, sarebbe solo di pollo (quindi economica), per giunta a razione ridotta, a discapito di manzo e vitello che comporterebbero decisamente costi maggiori (come prevede il contratto). Il tutto per rientrare in 7 euro di spesa, che implicherebbero pure una ridotta distribuzione dell’acqua. Anche le mense (il servizio catering) sono collegate, in qualche modo, alla Misericordia.

Ma c’è di più. Il contratto prevede, attraverso un badge elettronico, l’erogazione quotidiana di circa 2,50 euro (compresi nei 21,50 euro) che l’ospite dovrebbe spendere tra i “mercatini” presenti nel campo ma che non utilizzerebbe in quanto, nel centro di Sant’Anna, mancherebbe l’apposita scheda magnetica. Ergo, altri soldi la cui destinazione resta ignota ma che per molti andrebbero ad ingrassare, nel complesso, una bene oliata organizzazione.

Secondo la DIA di Catanzaro, il cara di Isola Capo Rizzuto, sarebbe (ad indagini in corso) un affare della ‘ndrina Arena, intenta ad infiltrarsi nella gestione dei servizi affidati appunto alla Misericordia dalla prefettura. Secondo molti – e la recente inchiesta del Corriere della Sera è solo un’ulteriore conferma -il CARA di Isola altro non sarebbe che un serbatoio voti per elezioni di sindaci e per le velleità di qualche politico che sogna uno scranno a Montecitorio, nonché una vera e propria base strategica a più livelli. Nessuno può negare con certezza l’infiltrazione di qualche uomo della famiglia Arena o della ‘ndrangheta in generale, nemmeno Francesco Verri, avvocato del Governatore della confraternita Leonardo Sacco, che a precisa domanda risponde: «No. Quel che posso dire è che la prefettura fa le sue indagini; se c’è un rischio, licenziamo, rescindiamo. Ma se questo percorso non fosse compiuto o fosse in itinere, io non lo so».

Insieme a quello di Mineo, anche quello di Crotone presto potrebbe essere coinvolto in un’inchiesta d’impatto in grado di far crollare un imponente castello da tempo scricchiolante.

Questo Paese ha evidenti e inquietanti problemi di credibilità politica e di segmentazione criminosa della gestione (e delle deleghe a terzi) senza le dovute accuratezze (larghe concessioni, zero supervisioni); sogna la Germania come modello Paese, ma è più vicino ad una qualsiasi Repubblica delle Banane – e lo si dice senza retorica alcuna – colma di incongruenze e pezzi di società soggetti al potere mafioso che determinano, in negativo, le sorti di una nazione intera. Ogni emergenza porta business e dove vi sono affari c’è criminalità e potere elettorale. Questi centri – ma non solo – fanno comodo alla politica (quella malata) perché creano indotto e dunque sfamano famiglie sfruttando le loro necessità. E’ proprio qui che lo Stato è assente in maniera tragica e vigliacca: invece di parlare di “ponte sullo stretto” sarebbe meglio si iniziasse a guardare in faccia la realtà – fatta di vaste periferie culturali e territori destinati a morire – che è lontana da quella ottimistica prospettata da Renzi e dalla politica in generale. Ammesso che qualcuno ne abbia davvero intenzione; anche perché il meridione non può più aspettare, prima ci si muove – concretamente, attraverso politiche di rigore sul territorio –  e prima si ucciderà il Leviatano Nero che ogni giorno di più, da decenni, conquistata potere, radicandosi in ogni solco di società facendo terra bruciata di quella parte di erba verde ancora non estirpata e contaminata dalla cultura mafiosa prima e della rassegnazione poi.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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