Da Rocco Gaetani ai “Giovani Crotone”: la retorica gentista senza prospettive

Il “Gentismo” è una nuova – poi non più di tanto – corrente di pensiero nata sull’onda dilagante del “grillismo” che ha investito, in pieno, il nostro paese intorno al 2011. Non a caso, tra i suoi più illustri esponenti, spiccano i nomi dei vari Di Battista, Sibilia, Taverna; e tra i suoi simpatizzanti più agguerriti, un’orda impazzita di elettori Cinque Stelle. Dalla sua instaurazione, per merito di Beppe Grillo, la corrente ha però abbracciato diversi colori politici e strati sociali; a Destra, ad esempio, l’hanno adottata la Meloni e Salvini, a sinistra Landini. Essere “Gentista” significa occuparsi di tutti e di tutto, al di là dell’opportunità e delle competenze. Essere “Gentista” è oggi un dovere civico: altrimenti fai parte del male e della casta.

A livello nazionale, il “Gentista” medio, si caratterizza per la sua straordinaria attenzione verso problematiche di carattere economico, sociale e internazionale; passa infatti dall’affrontare discussioni sul debito greco a quelle sull’immigrazione, sino ad arrivare al padre dei problemi, che vede protagonisti i due Marò detenuti in India. Tutto questo con una velocità ed una semplicità tipiche di chi ha studiato nelle migliori università del globo, e può dunque dispensare consigli e porre sul tavolo soluzioni senza timore alcuno.

Il “Gentismo”, come ogni fenomeno virale che si rispetti, ha trovato terreno fertile nelle realtà locali; come funghi sono nati meet – up grillini, associazioni, movimenti di varia natura. Se la “gggente” chiama, il “Gentista” risponde. Ed ecco che, senza un obiettivo vero, una struttura, una barriera ideologica, ognuno si sente in dovere di salvare la patria e il suo futuro. E se si è “gggiovani” diventa un diritto inalienabile, senza se, senza ma. Giovane diventa, inesorabilmente, sinonimo di “futuro”. Al di là di tutto. Tanta è stata la retorica accostata alle giovani generazioni, in questi ultimi decenni, che il termine (giovane) e la sua essenza hanno perso di valenza e significato. Essere giovani non significa nulla: non è una certezza che “giovane” si traduca automaticamente in “competenza” e “futuro” e che “futuro”, a sua volta, accostato a “giovane” si dipinga subito di rosa. Tutto questo, al massimo, si traduce, appunto, in retorica; squallida e deleteria retorica, che, inesorabilmente, sfocia in “Gentismo”. La retorica è l’anticamera del “Gentismo” che, a sua volta, diventa la copertina sgualcita di una falsa e brutta politica, peggiore di quella malata che ci amministra.

La gente cos’è, se non un insieme indefinito di persone che, per motivi diversi, si trovano nello stesso luogo come una piazza o un bar? Per l’appunto persone che non necessariamente si conoscono fra di loro e che non necessariamente avvertono gli stessi bisogni. Qualcuno, nonostante l’estate, potrebbe avvertire freddo invece che caldo come tutti gli altri. Non è mica detto che, trovandosi in un gruppo sociale che prende il nome di “gente”, tutti devono sentire caldo o freddo, sete o fame, a seconda di un sensazione, di un’ovvietà presunta. Ecco perché il “Gentismo” è tanto putrido, incivile, quanto potrà esserlo la malapolitica; farsi carico di volontà presunte, dedotte, e portarle alla ribalta perché così sembra giusto, oltretutto senza un obiettivo tangibile, senza una forma definita, è un atteggiamento da osteggiare più che da osannare.

La città di Pitagora è vittima da sempre di questi sussulti indefiniti, questi proclami di libertà, questa voglia di cambiamenti, incarnati appunto dalla “gggente”. Il caso più emblematico è senza dubbio quello di Rocco Gaetani: capo – battaglia della famosa “Guerra dei Fuochi” ai tempi della lotta operaia crotonese, riuscì a ritagliarsi un posto di rilievo all’interno della politica locale (vicesindaco) e non solo, arrivando sino in Parlamento dove rimase per una legislatura. Dopo l’avventura capitolina, la storia politica di Gaetani lo ha portato a ricoprire, tra le altre cose, il ruolo di presidente di Akrea, senza competenza alcuna (tra l’altro non hai mai conseguito neppure il diploma). Un esempio lampante, quello di Gaetani, di come l’esortazione al potere popolare nella maggior parte dei casi produca scalda poltrone senza né arte né parte.

Il neonato “Movimento Giovani Crotone” rappresenta a pieno la pappardella della gioventù in movimento, della “ggente” (ggiovane) per la “ggente”, pronta a difendere tutto, attaccando tutti, prestandosi a tutti, prostituendo il pensiero e farlo con l’arroganza di chi, essendo giovane e credendo che un banchetto con due cartelloni siano sinonimo di attività politica produttiva, sproloquia su questo e quello, senza una reale visione, senza un concetto che superi la staccionata del banale, senza la libertà intellettuale che questo territorio meriterebbe. Un lessico, quello dell’MGC , che non supera le quattro parole standard, sentite e risentite: giovani, futuro, sensibilizzare, giovani. Non c’è principio alcuno se non quello dell’ovvio. Saranno anche giovani e volenterosi, certo, ma non mi stancherò mai di ripeterlo: la pappardella senza succo è come la carta igienica a un solo velo; tutta apparenza, niente sostanza; vorrebbe aiutarti ma alla fine ti frega comunque perché, oltre alla copertina, al primo velo, non vi è consistenza.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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