Grazie allo Stato la ‘ndrangheta non esiste nemmeno a Bagnara

E’ stato sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Bagnara Calabra, Reggio Calabria. Alla notizia, molti cittadini di Bagnara, hanno reagito così: «Ma quale mafia e mafia. La vera mafia è a Roma, qui non c’è. È una vergogna aver sciolto il comune. Che andassero a chiudere i comuni di Renzi e i suoi compagni». Oltre al fatto che tutti vorremmo sapere come Renzi faccia ad avere dei compagni, mi chiedo – anche al netto di queste parole – come sia ancora possibile che la politica parli di meridione con la semplicità e l’irresponsabilità con le quali ci ha abituati; del perché non discuta più della vera questione meridionale; di come faccia la politica a riempirsi la bocca con frasi fatte del tipo «il sud risorsa per il Paese» senza che questa abbia in testa una benché minima idea di cosa sia davvero il sud e del tappeto di omertà, unito ad una spaventosa passività culturale, che domina molte comunità calabresi, campane, siciliane. Insomma, mi chiedo come faccia la politica a non rendersi conto di ciò che la sua incapacità ha generato in alcune zone del Paese, dove lo Stato viene visto come un nemico. Lo stesso Stato la cui assenza ha fatto sì che la ‘ndrangheta «non esiste» nemmeno a Bagnara Calabria. Per capirci, la politica fa retorica sul meridione e sulla ‘ndrangheta senza tener conto – responsabilmente – dell’esistenza di comunità come ad esempio Platì.

È una questione di obbiettivo la ripresa del meridione, o quantomeno la possibilità che ce ne sia una. Questo Governo (come quello precedente e quello precedente ancora e ancora e ancora) non solo non ha posto le questioni ‘ndrangheta e sviluppo del meridione come primarie ma addirittura non le ha proprio prese in considerazione. Va da sé che un tale atteggiamento non può che risultare come un segnale di abbandono e un invito a continuare a nuotare in una melma di tale approssimatività sia per cittadini, alcuni dei quali continueranno a dire che la ‘ndrangheta non esiste, sia per la ‘ndrangheta stessa che continuerà il suo percorso di deviazione politico – culturale del territorio. Lo sanno anche i muri che oggi gli affari delle cosche si sono spostati prevalentemente nel nord Italia e ancor più nel nord Europa ma quello che, volutamente, si continua ad ignorare è la potenza di tipo culturale che le ‘ndrine possiedono nei territori e del conseguente distacco dallo Stato che provocano nelle medesime aree.

All’abbandono dello Stato si aggiunge poi il provincialismo italiano di un Paese senza una reale struttura, senza un collante sociale. Senza dimenticare un elettorato poco attento, vessato dall’analfabetismo funzionale, dalla passività culturale, dal menefreghismo. È chiaro, poi, che se oggi l’Italia ha uomini politici del calibro di Renzi, Salvini e Grillo, amanti senza riserve di quegli argomenti propri del politichese 2.0, la questione del meridione non potrà che rimanere questa e noi, da nord a sud, come nel medioevo davano la caccia alla streghe, continueremo a darla ai «negri», ai rom, all’articolo 18.

Siamo in una fase di stallo permanente che ci porta a parlare sempre e solo delle stesse, stomachevoli, ridicole cose, lasciando che il sommerso letale, economico e culturale, resti lì a rafforzarsi sempre più cosicché quando un domani a qualcuno verrà in mente, finalmente, di farci i conti, si troverà davanti un mostro, tipo il Leviatano, fatto però di poteri nerissimi e fortissimi e forme di cultura deviata pressoché impossibile non solo da battere ma addirittura da affrontare, ancora meno di quanto non lo sia oggi o di quanto non lo fosse ieri. Del resto se lo Stato fosse stato presente, a Bagnara non si sarebbe detto «ma quale mafia e mafia». Non credete?

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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