#OccupyCapoColonna: ipocrisia e spocchia. Facciamo il punto

Il ridicolo sta ormai oscurando ogni forma di lealtà politica e di confronto. L’ipocrisia, l’impreparazione e la voglia matta di esporsi col solo fine di farlo, stanno evidenziando tutta la mediocrità e la imparzialità di politici, giornalisti, opinionisti non richiesti, dirigenti, aspiranti politici, imbrattacarte, nullafacenti, finti cultori e di tutti coloro che hanno espresso, nei modi più erronei, la propria opinione su ciò che sta avvenendo ed è avvenuto a Capo Colonna. Hanno saputo strumentalizzare un riscatto cittadino accusandolo di essere a sua volta strumentalizzato. A tutti costoro va riconosciuto tale merito, perché figlio di esperienza politica deviata e pseudo giornalismo d’opinione. Tranquilli, avrete ciò che vi spetterà e la vostra, presunta quanto sbandierata, superiorità intellettuale non  subirà alcun regresso nella cerchia radical chic cui vi rifate sempre prima di proferire parola, che sia una. Detto ciò, quello che preme è mettere qualche puntino, di quelli grossi, su molte ma molte “I”.

Un paio di democratici, finti giovani, e qualche fascista poco incline al confronto, hanno sentenziato: quella di Capo Colonna è una battaglia politica, portata avanti dai Cinque Stelle, dunque strumentalizzata, alla quale, noi, non partecipiamo o ci impediscono di partecipare. Niente di più patetico, falso e incredibilmente strumentale da far invidia a Gasparri. Il comitato “Salviamo Capo Colonna” è nato in maniera spontanea. All’interno di esso è presente sì una buona fetta proveniente dal meet-up cittadino, ma anche e soprattutto liberi cittadini o, come il sottoscritto, di tutt’altro avviso politico. Ciò che questi signori non capiscono è che, diversamente da loro e dalla loro ambizione sfrenata, non tutti antepongono idee politiche ad ogni costo e non tutti, come loro, fingono di sentirsi in simbiosi con la propria terra, le proprie radici, di credere che sia davvero la cultura l’unico bene che un domani potrà ridare il pane a Crotone, salvo poi sgattaiolare non appena una miccia si accende.

Perché è di questo che si parla. Il Parco di per sé è nullo, un embrione, con del potenziale mai espresso. E certamente non perché i cittadini non hanno occupato prima, o perché inconsapevoli di ciò che realmente è Capo Colonna o ancora perché vanno con la macchina fino al quadricello.  Chi sostiene questo ha solo trovato un modo per nascondersi camuffando l’impossibilità a fare propria la causa, da battaglia personalizzata, asserendola come inutile a risolvere ciò che realmente Capo Colonna chiede. Così, per questi grandi osservatori, giornalista crotonese (ben noto) compreso, ci si dovrebbe occupare del parco in relazione all’abbandono e alle sue inespresse doti oltreché della, a questo punto banale, colata di cemento (anzi, magrone) che sta seppellendo la storia.

Perché occuparsene adesso, dopo che gran parte dei reperti rinvenuti negli anni, tra la città e Capo Colonna, sono stati coperti o lasciati al proprio destino, non ha senso. Dunque è meglio attenersi a delle norme, al di là del contenuto di esse, piuttosto che contestarle al fine di poterle rivedere. Certo, se ci fosse stata una maggioranza del colore opposto (a più piani), tutti questi baldi giovani, esperti di tutto, che non si esprimono, che ci tengono a sottolineare la differenza tra “cemento” e “magrone”, sarebbero stati i primi ad occupare il cantiere, a strumentalizzare ogni esternazione, a vantare la loro presenza, il loro impegno. Cosa che fanno già ora, per altre situazioni, senza aver mai cavato un ragno dal buco. Addirittura, per qualcuno di loro, non basterebbero giornali e giornali per raccontare le innumerevoli iniziative portate a termine.

Perché la cultura e la preservazione di questa, per i politici di domani, è importante solo se possono farla propria. Se subentrano terzi, rubandogli così la scena, il contenuto rimane importante ma comunque non al punto da contestarlo e sporcarsi le mani. In ogni modo non avrebbero potuto, considerate le posizioni dei nonni di partito. A questo punto l’unica cosa che rimane loro è denigrare, minimizzare, puntualizzare fino al ridicolo, trascendere, prescindere, modificare, ghettizzare, strumentalizzare. Mettere sul fuoco carne (perché non protestate per la bonifica?) che non ha nessun motivo per essere arrostita, in quanto la serata è a base di pesce.

Non sono soli. Anzi. La compagnia è di quelle notevoli. Nino Spirlì (l’unico tra questi ad avere risalto nazionale, per questo citato) giornalista, autore e scrittore ha voluto dire la sua a riguardo, facendo, a suo dire, una cosa mai fatta fino ad allora: interpellare direttamente la sovrintendenza della Regione Calabria, Simonetta Bonomi (dimessosi nella serata di ieri dopo l’incontro col neo Prefetto), che gli ha subito risposto (cosa da sottolineare a quanto pare), affermando quanto segue: «Nessuno scempio a Capo Colonna. Anzi. Parte dei 2,5 milioni di euro, destinati al Parco, sono utilizzati per rifare il sagrato e non un parcheggio. Meta di pellegrini di ogni parte d’Italia (?)».

Dunque se la colata di cemento è in relazione al sagrato, non è uno scempio. Fosse stato un parcheggio (il che è comunque da delineare) allora si sarebbe potuto manifestare. Ma continua la Dottoressa, in maniera ancora più disastrosa: «Quando sono iniziati i lavori per la realizzazione del fondo, sono apparse delle presenze archeologiche non previste. Fondazioni e sotto fondazioni, senza alzato, di un porticato di una piazza. Qualcuno parla di un Foro Romano ma al momento non abbiamo certezza». Ergo, qualcosa sotto c’è ma visto che non ne abbiamo certezza asfaltiamo il tutto con del cemento. Vuoi mettere un sagrato ben fatto (così che i numerosi pellegrini di tutta Italia lo ammirino) piuttosto che degli scavi approfonditi ed una eventuale “palafitta” per poter camminare sugli scavi prima e sul foro poi? Neanche per sogno. Tutto quel po’ po’ di archeologici, competenti a vario titolo e associazioni di categoria non valgono nulla di fronte a sua eccellenza massima Bonomi Simonetta. Pure l’ex Ministro Massimo Bray, dimostratosi più che titubante riguardo ai lavori, apparterrebbe a quelle voci fuori dal coro cui unica preoccupazione sarebbe farsi vedere, fare polemica sterile, speculazione politica. L’intervista di Spirlì continua, e la Bonomi trasforma la storia, cadendo ancor più nel ridicolo, raccontando una versione personalissima dei fatti: «Si stava procedendo alla fase ultima quando, un gruppo di manifestanti ha invaso e occupato il cantiere. Ci è rimasto tutta la notte, poi, all’alba, si è ritirato, per poi ritornare, forzando la recinzione, nel pomeriggio dello stesso giorno». Ciò che la mai interpellata omette, da questo suo inverosimile racconto, rende tutta questa intervista (di Spirlì) un gran buco nell’acqua. Innanzitutto, come dimostra la multa dell’ufficio del lavoro alla ditta in subappalto, scaturita dalla presenza del comitato, il cantiere era pressoché abusivo. Mancava infatti di cartellonistica, recinzione adeguata e tutti i vari tasselli che ne determinavano l’illegittimità. In secondo luogo, questo fantomatico abbandono del presidio non è mai avvenuto. Dopo la prima notte infatti, i ragazzi si sono dati il cambio, con l’altra parte dell’ancora embrionale comitato, prima di lasciare il cantiere mai forzato (in quanto abusivo). Questo davanti agli occhi dei carabinieri del nucleo di Cutro e della Digos. Dopo questi due virgolettati, il neo responsabile cultura di Forza Italia in Calabria (omesso dalla sua bio), continua l’articolo (ilgiornaleoff.it) con la spocchia di chi si sente di sapere tutto quando in realtà non sa praticamente nulla. Si chiede se i manifestati sanno quanta Roma viene calpestata, quanta Napoli c’è sotto la città di Totò (come se il paragone reggesse). Se sanno quanto patrimonio viene calpestato nelle nostre ricche province. Per poi farsi assalire da un dubbio esistenziale: ma questi fanno parte di quella manica di idioti che non scaverebbe una metropolitana, non edificherebbe un complesso popolare nel sospetto che, sotto, potrebbe dormire un lupanare romano o un ginnasio greco?

Si sperava che Spirlì scherzasse nello scrivere queste parole, ma poi leggendo il suo grande passato da autore televisivo (Forum; La Fattoria) ci si è abbandonati alla cruda, deleteria, realtà. Infatti, questo grande uomo di cultura, nel porre queste domande dimentica diverse considerazioni e l’altro, forse meno noto ma non meno importante, motivo per cui questa manifestazione ha preso vita e non è perciò un covo dove si nasconderebbero delle magagne politiche. Il progetto SPA 2.4 prevede, tra le altre cose, la preservazione del balneum romano attraverso la sistemazione di una tettoia, di circa 20 tonnellate, che andrà sistemata direttamente sulla roccia. Per far sì che questa tenga, vi sono stati impiantati sei plinti pensati in modo tale da risultare sovradimensionati che richiedono trivellazioni nella roccia, la stessa su cui poggia l’edificio, di una pericolosità inaudita in relazione alla fragilità di mosaici, strutture e intonaci. Senza contare l’altissimo rischio idrogeologico di cui soffre la zona. Il paradosso però, per la gioia dello spocchioso Spirlì, non è ancora finito. Il progetto, tanto rivendicato dai vari organi ed enti competenti, prevede il rifacimento del sagrato (che poi non è un semplice sagrato viste le dimensioni), l’impianto di questa enorme tettoia ma non denaro per il restauro e il consolidamento di mosaici e intonaci. Avremo quindi un’enorme tettoia, in simbiosi col sagrato – parcheggio stile autogrill – ma non vedremo né mosaici né intonaci. I fondi FAS erogati dalla CE sono stati concessi sulla base di un titolo di progettazione denominato “Ampliamento delle conoscenze e della realtà archeologica e messa in sicurezza delle strutture poste in luce”. Margherita Corrado, archeologa, presidente dell’associazione “Sette Soli”, fa notare come questo progetto sembrerebbe voler implementare le conoscenze ma che in archeologia, implementare, si traduce in scavi. Ridurre tutto ad un rifacimento del sagrato (che va a inglobare per sempre una storia da scoprire) e ad una tettoia utile a preservare il nulla, ha uno strano sapore di fretta. Considerata l’imminente scadenza dei fondi, il tempo perso in questi anni e il lavoro  da smerciare (legato a promesse del passato) tutto sembra tranne che una seria, sana e ponderata riqualificazione del Parco Archeologico.

Quando si tratta di esterni, dall’alto della propria valenza ed autorità, la sovrintendenza richiede saggi pagati da chi li propone, che devono rispettare innumerevoli cavilli e attenersi a rigidi riguardi. Poi però, quando la palla passa nelle sue mani, ogni cautela è pressoché inutile. Così come il Comune di Crotone. E’ vero che il caso specifico non rientra nelle competenze della giunta, altrettanto vero però è la vigilanza e l’interpellanza che un Sindaco, in qualità di Primo Cittadino, deve avere nei riguardi della città e dei cittadini. Non può certo lavarsene le mani così, in base al tipo di acqua che bolle in pentola. Recentemente una polemica riguardo una struttura ospedaliera ha interessato proprio simili rapporti. Questo per rispondere a tutti quei grandi geni, quelle menti pulsanti e pensanti che, in quattro e quattr’otto, mettono all’angolo le responsabilità del Comune. Perché, a loro dire, prima di proferire parola bisogna informarsi sulle norme che regolano la tutela dei beni archeologici. Miei cari pseudo giovani, arrampicatori politici, borghesi mascherati, queste vostre parole, lette e sentite in questi giorni, non fanno che avvalorare l’idea che da sempre ho di voi, patetici figli di partito, in merito alla vostra concezione di libertà, cognizione e rappresentanza. Sbandierate così i vostri studi, le vostre conoscenze e poi non attuate nemmeno una nozione di Scienza Politica? Qui camion, betoniere e mezzi pesanti di vario genere circolano (liberamente) sui reperti (mai tutelati), sulla storia, e voi parlate di norme? Ve lo richiedo: quanto vale la vostra terra? Un cappotto nuovo? Un aperitivo? Una marcia? Una fiaccolata? Un bel sorriso? Cosa è per voi la partecipazione? Essere di sinistra ma fare gli incontri negli hotel a cinque stelle? Quelli come voi, a mio modestissimo avviso, sono peggio dei  fascisti. Almeno loro si dichiarano. Nessuno poi, come qualcuno ha scritto, addita la città solo perché non ha preso parte ai presidi, giornalieri e notturni, o perché disinteressata alla causa. Piuttosto chi strumentalizza per uscire dalla maglia rotta, chi minimizza per volontà lontane dalle proprie, chi giudica senza sapere, chi dice che sono tutti dei grillini quelli là(ma quando?; ma dove?; ma chi?;), chi, per ovviare alle proprie mancanze, mette in mezzo discorsi inutili (chi parcheggia a Capo Colonna; chi si reca lì solo per la colonna; chi fa il bagno nella riserva ecc) dando agli altri degli ipocriti quando i primi ad esserlo sono proprio loro.

Ho speso duemila caratteri, ho perduto tante ore di sonno, per dirvi quanto la vostra (di tutti) finta partecipazione, lotta, ahi voi, sia infinitamente lontana dal concetto stesso. Nessuno è l’eroe di nessuna battaglia. Soprattutto nessuno, per quanto io ne sappia, si sente o si è mai sentito tale. Semmai qualcuno sui social avesse usato questo appellativo, io lo rifiuto in maniera categorica. Il mio è l’impegno verso la città, per il mio orgoglio, la mia devozione, la riconoscenza alla storia perché la mia cultura rappresenta quello che è stato e ciò che dovrà venire. Senza bandiere politiche. Non ne ho alcun bisogno (come molti ragazzi del comitato). Sono un semplice cittadino io, un pitagorico orgoglioso, un krotoniate che spera di rivedere certi albori, che non ha bisogno di sigle per esprime un’opinione, per prendere parte ad un’azione. Io amo la mia città. Tutto l’anno e sopra ogni cosa.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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