#OccupyCapoColonna: quanto vale la vostra terra? Per alcuni una carriera

La situazione di Capo Colonna, già di per sé, è paradossale. Cementificare anziché tutelare e salvaguardare. Nessuno potrebbe mai crederci. E invece. Cosa ancora più sconcertante è l’indifferenza del Governo nazionale, che in ogni occasione vanta la propria devozione alla cultura, salvo poi sparire nel momento in cui, questa, è seriamente minacciata.

L’atteggiamento silenzioso del Governo però, ha comunque un eco. Non trova solo contestatori. Infatti, al paradosso del paradosso, si aggiungono certe dichiarazioni (sconcertanti) che nessuno mai vorrebbe sentire, specie se pronunciate da aspiranti politici e giornalisti. La cementificazione del foro romano, rivenuto a Capo Colonna, per un giornalista della Gazzetta del Sud non è altro che “un marciapiede”, niente per cui indignarsi e/o manifestare. Vuoi mettere, quando esci dalla chiesa, con quel via vai di macchine e nemmeno una zona pedonale vicino? La sicurezza prima di tutto. Direte voi che è un giornalista, e alcuni giornalisti, spesso e volentieri, stanno su Marte.

Probabile. Poi però, spulciando post su facebook, si arriva a leggere di peggio. Esponenti di movimenti politici giovanili, con cariche di rappresentanza non indifferenti, affermano, convintamente, che ciò che sta accadendo a Capo Colonna (cementificazione di un foro romano) sia routine, giusto, accettabile, obbligatorio, falso, niente di cui preoccuparsi o comunque niente per cui valga la pena lottare, manifestare, esprimere la propria indignazione o più semplicemente prendere un posizione. Beh, questo gruppo di baldi giovani, la cui unica preoccupazione politica è quella di seguire il seminato per fare carriera, fa parte di questo Governo che, al contrario, ha avuto quantomeno la dignità di non proferire parola. Dicono di difendere il territorio, ma poi, a vent’anni, sono già segregati nelle loro pseudo sedi di convivenza politica, avendo comunque la faccia tosta e il coraggio per dire di essere “liberi”, non ingabbiati in un grumolo partitico che non permette loro la massima espressione.

Non sono congetture, non sono illazioni, non è grillissimo sfrenato (chi mi conosce lo sa) ma pura osservazione della realtà. Non è credibile, oltre che accettabile, che un giovane (italiano, calabrese, crotonese, cittadino del mondo) sia d’accordo, o comunque non in disaccordo, con la tumulazione della storia, propria o altrui, quale è quella di Capo Colonna. Non è credibile, che un giovane, di testa sua, possa definire l’occupazione del cantiere come qualcosa per cui non valga la pena lottare, che ciò che si sta facendo è corretto, rientri in certe norme, che quello non è cemento. Non hanno libertà di azione, enfatizzano miti da loro lontani, parlano di popolo ma si sentono alti borghesi, combattono battaglie solo se convenevoli (o convergenti) con quelle dell’apparato (a varie gradazioni) e nonostante ciò, alla fine della storia, si sentono in dovere di fare morale, sminuire battaglie, criticare le libertà altrui e sentirsi, inspiegabilmente, nettamente superiori agli altri. Solo perché impossibilitati a fare propria la battaglia.

#OccupyCapoColonna è la battaglia di chi si sente pitagorico, krotroniate, di chi ama questa terra per ciò che rappresenta, di chi crede che mettere insieme la parola “cemento” con Capo Colonna sia un omicidio, uno stupro delle radici, e vada dunque perseguito e condannato senza “se” e senza “ma”. Un po’ come, per me, è Charlie Hebdo. Non si può dire di essere Charlie e piazzarci un “ma” subito dopo. Qui è la stessa cosa. Non puoi dichiarati crotonese, amante, cultore della propria terra e poi sminuire, minimizzare certe storie, simili situazioni per tristi obblighi partitici. Il crotonese più famoso, dopo Pitagora (seppur nato a Samo), diceva di odiare i politici imbrillantinati che minimizzano i loro reati. Ecco, io odio loro e i loro nipoti politici che minimizzano i reati dei padri o dei nonni di partito. La politica è nobiltà d’animo non una corsa alla poltrona. E’ appartenenza a radici, non a sigle. Non è nemmeno una studiata scalata, piuttosto un’avventura con cognizione di causa. Quantomeno quella sana.

Le mie radici sono più importanti di un cappotto nuovo. Per questo ho deciso di occupare, di contestare certe politiche affariste che oltre alla solita ripercussione sulla vita quotidiana, questa volta stanno andando a menomare direttamente il futuro, aggredendo, con cemento e ruspe, la storia della città più importante della Magna Grecia. Contribuendo, per l’ennesima volta, a mettere la parola fine a l’unica risorsa presente in città: turismo culturale. Addirittura velocizzando i tempi.

L’invito a presidiare il cantiere è sempre rinnovato e valido per tutti.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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